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Riprender(si) Venezia

di Margherita De Luca

Colori saturi, riflessi sull’acqua ferma, immobile. Il ponte di Rialto si erge monumentale, illuminato da una luce che sembra divina. Cielo azzurro, terso come può essere solo quando l’aria è pulita e si avvicina l’estate. Il verde petrolio dell’acqua, ricorda il colore dei mari dai fondali limpidi e profondi. Poche persone si affacciano dal ponte, ad ammirare la magnificenza della città “più bella del mondo”, l’unica, inimitabile, costruita sull’acqua: Venezia. 

La nostra percezione di Venezia è profondamente influenzata dal modo in cui la città è stata raccontata nel tempo attraverso le immagini e il lavoro culturale e creativo: dalla letteratura al cinema, dalla fotografia all’arte, fino ai social media. Da secoli, Venezia è stata costruita nell’immaginario collettivo attraverso narrazioni che oscillano tra l’incanto e la decadenza, tra la città-cartolina e la città morente. 

Da una parte, la città viene raccontata come un gioiello fragile sospeso sull’acqua, un luogo di magia, mistero e romanticismo: è la Venezia di Thomas Mann in “Morte a Venezia“, intrisa di decadenza e bellezza, o quella di Brodskij in “Fondamenta degli Incurabili”. Un’altra Venezia è quella intrigante e senza regole che il cinema americano ha spesso trasformato in un parco giochi d’azione: la Venezia di The Tourist (2010), dove Frank (Johnny Depp) si lancia sui cornicioni dei palazzi per sfuggire alla polizia, o quella di Mission Impossible – Dead Reckoning – Parte 1 (2023), dove Ethan Hunt e Grace (Tom Cruise e Hayley Atwell) vengono inseguiti tra i corridoi illuminati dalle candele di Palazzo Ducale, per poi svanire nella notte veneziana, avvolti dalla nebbia. 

dal film The Tourist (2010)
dal film Mission Impossible, Dead Reckoning - Parte 1 (2023)

Ma queste narrazioni possono essere solo parziali, appiattimenti che non considerano la totalità dell’essenza della città e che anche se si discostano dalle classiche cartoline dai colori saturi, fissano in qualche modo l’immagine della città. Sono visioni dall’alto, che non vanno in profondità, ma guardano le cose da soltanto una delle sue – varie – molteplici – sfaccettate – superfici. In altre parole, sono “stereotipi”.

Un’impronta rigida, letteralmente è il significato della parola stereotipo, dal greco antico stereós, “rigido”, e týpos, “impronta”. Il termine nasce in ambito tipografico durante il Settecento, per indicare la riproduzione di immagini a stampa su lastre intere (stereotipia). Viene poi introdotto nelle scienze sociali dal giornalista statunitense Walter Lippmann, che lo definisce come una “immagine nella nostra testa“, sottolineando già nel 1922 il potere dei media nel rafforzare queste rappresentazioni fino a renderle difficili da sradicare. 

A partire da questo concetto ci siamo chieste quali sono le immagini che si formano nella nostra mente su Venezia e se gli stereotipi che avvolgono l’isola (l’insieme di isole, a dire il vero) abbiano condizionato anche la percezione che i suoi stessi abitanti hanno della loro città.

Abbiamo cercato di rispondere attraverso il laboratorio di video-making dedicato alla cittadinanza, Riprendere Venezia, svolto in due edizioni tra il 2023 e il 2024. Come suggerisce il titolo, l’iniziativa è stata un invito a filmare la città e a “riprendersela” attraverso un’attività creativa e il linguaggio artistico delle immagini in movimento.

Copertina di Riprendere Venezia, foto di Margherita De Luca

Guidato dalla video-scenografa e filmaker, Raffaella Rivi, il laboratorio ha raccolto un gruppo eterogeneo di cittadini e cittadine con una call aperta. 

Persone di generazioni ed esperienze diverse hanno esplorato i rudimenti del video-making, lavorando alla realizzazione di un video che raccontasse qualcosa per loro di significativo o caratteristico di Venezia. Essendo noi stesse abitanti di Venezia oltre che ricercatrici, abbiamo osservato e seguito il processo ideativo del laboratorio prendendo attivamente parte attraverso un percorso di ricerca etnografico e offrendo il nostro contributo sia creativo che accademico volendo indagare lo sguardo degli abitanti. 

Gli occhi del residente, cosa hanno di diverso rispetto a quelli del turista? Differiscono nel colore, nella forma o forse nel filtro con cui si osservano le cose? E come si è formato quel filtro?

L’approccio partecipativo del laboratorio mirava proprio a valorizzare il punto di vista dell’abitante, restituendogli il protagonismo spesso negato dalle dinamiche dell’overtourism e dalle folle che, in alcuni periodi dell’anno (fortunatamente non tutti), invadono la città. 

In pochi casi, i partecipanti del laboratorio hanno mantenuto quel filtro romantico che spesso domina le rappresentazioni di Venezia. Invece, nei video prodotti durante il laboratorio, è emersa spesso una narrazione diversa. Gli abitanti hanno scelto di distaccarsi da questa visione idealizzata, mostrando un’immagine di Venezia più legata alla vita quotidiana, a tratti più ironica.

Venezia vista dalla prospettiva di un carrello, indispensabile strumento logistico senza cui fare la spesa sarebbe quasi impossibile; la particolarità del lavoro manuale degli “spazzini”, che ogni mattina suonano i campanelli delle case veneziane per raccogliere la spazzatura; la quotidianità dei muri, testimoni impassibili del passaggio di studenti, lavoratori e turisti; i colori del Lido, meta balneare prediletta dai veneziani da fine maggio a metà settembre; il lavoro incessante, meticoloso e spesso invisibile dei trasportatori, che non si muovono su camion, ma su barche da trasporto; il fascino maestoso, tetro e serafico delle incisioni funebri al cimitero di San Michele.

Il risultato di questo lavoro è stato raccolto in due video che compongono uno “Schedario Veneziano”: i contributi dei partecipanti, montati in ordine alfabetico dalla regista sulle note del musicista Sergio Marchesini, hanno dato vita a una sorta di dizionario visivo, un catalogo di punti di vista inediti o poco rappresentati sulla città. Uno dopo l’altro, i video si susseguono come schede di un archivio costruito dal basso, restituendo una visione frammentata ma ricca di significato, che sfida le narrazioni tradizionali e apre a nuove prospettive sulla vita quotidiana a Venezia. I video sono stati condivisi con la cittadinanza al termine di ciascuna edizione del laboratorio, attraverso proiezioni pubbliche in città: la prima alla Casa del Cinema nel sestiere di Santa Croce, la seconda negli spazi di un’associazione di voga a Cannaregio. Anche in questa fase di restituzione, l’approccio partecipativo è stato centrale: la collettività dei partecipanti si è unita a quella degli spettatori, creando un dialogo aperto sia sul processo creativo sia sui risultati finali. 

Gli abitanti di Venezia sono sempre meno, così come le edicole, i giornali venduti, gli spazi pubblici dedicati alla cittadinanza, le case… Eppure, nonostante tutto, ci sono ancora momenti e modi per riprendersi la città. Attraverso uno sguardo consapevole, creativo e un processo condiviso e partecipato, gli abitanti possono ridisegnare la propria relazione con lo spazio urbano, trasformando la quotidianità in un atto di resistenza culturale.  

In questo senso, il laboratorio Riprendere Venezia unisce il contributo artistico della regista alle interpretazioni visive e sonore dei residenti, e attraverso questa pratica vuole rinnovare il rapporto tra i veneziani e la loro città, restituendo complessità e vitalità a una città troppo spesso appiattita allo stereotipo da “cartolina”. 

Sul canale YouTube del centro di ricerca AIKU – Arte Impresa Cultura si possono guardare gli “Schedari Veneziani” che il laboratorio Riprendere Venezia ha prodotto. 

Per approfondire:

https://aikucafoscari.it/progetti-aiku/riprendere-venezia/ 

Hanno partecipato alle due edizioni del Laboratorio: Andreina Visconti, Tommaso Stefani, Gabriella Gaeta, Maurizio Trevisan, Klaudia Fagu, Fabiana Basili, Federica Angelucci, Tommaso Stefani, Isabella Mavellia, Ilaria Foroni, Margherita De luca, Anna de la Torre, Jacopo Ferma, Manfredi De Bernard, Miriam Bertoli, Francesco Cerclin Re, Arianna Silvestrini, Claudia Corrent, Alessandra Fagherazzi, Giulia Vianello, Luisa Moretti, Nicole Boldrin. 

Margherita De Luca

Assegnista di ricerca

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